Erasmus +: La grande truffa del volontariato Europeo

Chris Barlati
Sa Defenza

Il seguente articolo è frutto di una segnalazione che mi giunse da alcuni contatti fidati. Anticipo che non mi sento a mio agio a riportare fatti e circostanze da ”infiltrato’‘. Tuttavia, essendo stato il sottoscritto testimone diretto di simili vicissitudini, sento l’obbligo etico e morale di denunciare quanto segue. Vi sono casi in cui nemmeno la polizia può muover rimedio, poiché avulsi da ogni giurisdizione o non presenti nelle discipline di legge. E, uno di tali casi, è quello che riguarda il volontariato europeo, comunemente denominato SVE o Erasmus+.
Un’europa solo per europeisti? Assolutamente, no!
Desidero chiarificare la mia posizione al riguardo. E’ vero, sono anti europeo. Non condivido l’ideale di unione politica ed economica dell’attuale sinistra liberal socialista. Condivido, invece, l’ex idea socialista d’unione vigente prima del crollo del muro di Berlino, quella, per intenderci, dell’Italia di Craxi: un’Europa di stati sovrani e non di entità che cedono sovranità politica e monetaria a gruppi di potere e corporazioni private. Condivido e approvo un’alleanza tra stati nazione e non una germanizzazione in chiave atlantica dei circuiti micro e macro economici.

Il mio essere anti europeo è essere contro il modello usuraio della Troika e della finanza internazionale, che, in violazione di ogni diritto umano, priva la Grecia del diritto/possesso della prima casa, impoverisce le piccole e medie imprese a favore dei grandi marchi, impone privatizzazioni, tagli all’istruzione e alla sanità pubblica. Per tali ragioni, sono favorevole ad ogni forma di volontariato e di sovvenzionamento che non sia propaganda o riciclaggio di fondi, ma impiego di manodopera per la specializzazione di giovani volenterosi ed arditi d’animo.
Volontario o turista?
Il progetto Erasmus+ prevede l’invio di ragazzi di età compresa tra i 18 e i 30 anni nei paesi dell’Unione Europea, con lo scopo, teorico, di favorire l’accettazione della diversità, lo scambio culturale e l’acquisizione di esperienze. Le organizzazioni che si occupano di tale compito si dividono in due tipologie: 

  • organizzazioni di invio nazionali;
  • ed organizzazioni di ricezione del paese di destinazione, ove il volontario/a giungerà per adempiere al suo ‘‘volontariato”, in parte retribuito.

Le organizzazioni non si conoscono direttamente, e possono intrattenere rapporti anche solo telematicamente. Sporadicamente alcuni referenti si incontrano in ”formazioni”, ove vengono esposte, quasi sempre, in paesi terzi, le nuove modalità di attuazione dei meccanismi europei. Ogni organizzazione, per l’approvazione di un progetto, redige e carica sul sito dell’Unione Europea un testo in inglese che, se approvato, permetterà l’invio dei finanziamenti necessari a ”coprire” i costi di gestione e di ‘‘mantenimento” dei volontari(case, bollette, cibo).
Teoria e realtà. Mondi totalmente diversi
Nella teoria il tutto, se funzionasse, si configurerebbe come una fantastica esperienza. Ciò nonostante, la realtà è sempre ben diversa dai resoconti o dai moduli esplicativi:

– Le formazioni non sono altro che feste dove ci si ubriaca e si perde tempo, o dove si ci ”conosce” tra formatori e volontari, o volontari e volontari, in maniera più che intima. Si eseguono giochi di intrattenimento e passatempi, tipo ballare danze folkloristiche, acchiapparsi a mosca cieca, e la sera si beve e si fumano canne a volontà. Di ciò, affermo senza problemi, posseggo video e foto, ed anche racconti diretti di partecipanti.

– I progetti europei, di cui mi sono occupato brevemente, sono privi di fantasia e di concreta attuazione. I testi vengono per lo più copiati e ”romanzati” da altri rispettivi analoghi. Una volta confezionato, il documento viene caricato ed inviato in attesa dell’approvazione.

– Le formazioni inter cursus molte volte sono del tutto assenti, come corsi di lingua o assistenza nell’integrazione, e nemmeno vengono attivati(alcuni dei quali addirittura obbligatori).

– Il volontariato non si configura come un’esperienza accessibile a tutti, ma solo come una possibilità per chi dispone di una certa base economica.

– La professionalità dei vari referenti nazionali ed esteri spesse volte è pari a zero. Quasi nessuno parla inglese, ed i Comuni, le associazioni, che decidono di diventare organizzazioni di invio lo fanno per poter usufruire di ciò che rimane del finanziamento ricevuto.

– La retribuzione raramente è tale da poter permettere l’autonomia del volontario e condizioni di vita dignitose(addirittura, ti possono privare anche della carta igienica per farti dispetto. Cosa che mi è successa).

– I ”tutor” o i ”mentor”  sono per lo più semplici impiegati obbligati a percorrere tale cammino, poiché unicamente posti di fronti ad un ”aut aut”, ad una scelta senza possibilità di elezione. Diventare ”formatore” europeo non apporta un diretto guadagno alle tasche dell’operatore. Costituisce, invece, titolo di riferimento, per un’organizzazione, essere ”tutor europeo”, poiché l’ente in questione usufruirebbe non solo del lavoro di tipo ordinario, bensì di quello ”straordinario” sovvenzionato dall’UE.
L’inchiesta

Iniziamo con la mia inchiesta. Cos’è in pratica lo SVE? Lo Sve è una metodologia di formazione principalmente della classe borghese europea, ovvero di quella categoria di persone agiate che possono permettersi di ”formarsi” in territori internazionali. Nei corsi di formazione, a cui sono sottoposti anche i volontari, vengono propagandate nozioni di europeismo e di teorie femministe/ LGBT. Nessuno spazio di agire è riservato ai ragazzi di ceto sociale meno abbiente, i quali non essendosi formati ai diktat europei non possono permettersi paesi quali l’Inghilterra. Una retribuzione di poche centinaia di euro non permette, inoltre, di soddisfare le basilari esigenze di sopravvivenza, e per questo, come ho fatto io, si preferisce lavorare in nero, infrangendo una regola basilare che impedisce di lavorare e svolgere allo stesso tempo lo SVE(di cui me ne sono fregato). Pochi sono coloro che appartengono al ceto medio basso, o i ragazzi autonomi, che decidono di partire per specializzarsi ed imparare una nuova lingua senza la costante sicurezza di una base economica derivante da terzi(se non dal lavoro in nero nel luogo d’arrivo).
Il denaro

Per quanto riguarda il volontario, la ”paga” mensile oscilla dai 100 fino ad un massimo di 350 euro. I costi di gestione dell’abitazione data al volontario sono coperti dall’associazione ospitante grazie ai fondi europei. Generalmente, le ore di lavoro oscillano dalle 35 alle 40 ore settimanali. Ogni volontario, una volta accettato il volontariato, ha diritto di rinunciare quando desidera. Anche l’associazione può rescindere in ogni momento dal contratto per non giustificate ragioni, dando spazio ad innumerevoli ricatti, repressioni e tentativi di condizionamenti psicologici.

L’unico inconveniente di un’associazione è quando quest’ultima non raggiunge un numero effettivo di volontari che portano al termine lo SVE. In tal caso è obbligata a restituire la somma di denaro ricevuta. Tali ”inconvenienti” riguardano associazioni di invio e di ricezione, che si ”scambiano” volontari, inviandosi candidature a vicenda(dando luoghi a magheggi più che comprensibili).
La fonte principale di guadagno sono gli ”exchange” o ”interneship”, periodi di ”formazione europea” della durata approssimativa di una settima dove. Tra giochi, balli e uscite alcoliche in discoteca, si sprecano quattro parole in favore dell’Unione Europea e si passa subito al calcolo del vitto e dell’alloggio rimborsabili. Inutile dire che l’unica finalità del viaggio, compiuto per lo più dalle stesse ”mentor” (sono quasi sempre donne) e ”responsabili” è lo svago, il girovagare per nuove mete, ed il rimborso finale, che si aggira intorno alle migliaia di euro(un bel guadagno). Esemplare è il caso di un’organizzazione delle mie zone d’origine che da poco ha iniziato ad organizzare tali scambi, occupandosi di informazione riguardo la disabilità, senza aver mai lavorato direttamente con disabili. Una barzelletta.

Per quanto riguarda l’efficacia e l’esistenza di controlli dei dati personali, l’assenza di tale procedura potrebbe permettere persino a un criminale di partire. Innumerevoli sono stati i casi di turchi fanatici islamici che hanno minacciato donne e istruttrici (che ho conosciuto direttamente), e che non sono stati cacciati per non compromettere i finanziamenti europei od i rapporti con le associazioni di invio. Non esistono veri colloqui conoscitivi o selezioni delle candidature, poiché il tutto avviene per skype, sublimato in vista dei futuri finanziamenti. A conti fatti, ci si vende per soldi e per un prezzo davvero miserevole.
Il mio caso

Naturalmente, verrà da domandarvi come abbia potuto conoscere questo mondo in così poco tempo? Risposta: perché mi ci sono infiltrato, intrattenendo una relazione con la mia referente, con la mia ”mentor”, nel breve periodo del mio volontariato. Nel corso di questi due mesi, e nel corso anche del tempo trascorso da alcuni miei colleghi in strutture simili, ho raccolto materiale per dimostrare come la maggior parte delle associazioni non sia in nulla qualificata per tale pantomima, e che venga organizzato il teatrino per ”divertirsi” con volontari o volontarie per mere finalità economiche atte a gonfiare rendiconti che verranno poi rimborsati dai fondi comunitari europei. L’intero giostra è, naturalmente, ”legale”, nel senso che per quanto eticamente condannabile, non è perseguibile. Ma la mancanza di professionalità, quella sì, e dovrebbe venire a galla, per isolare lavoratori incompetenti e personaggi disonesti.
E’ questa la ragione che muove la mia inchiesta.
Mai ho amato fare l’infiltrato, ma di fronte ad associazioni che svalutano il valore umano in cambio di una bassa somma di denaro, di fronte a tutta questa melma, non posso assolutamente tacere.

Dividerò questo racconto in vari capitoli, al fine di rendere edotto il lettore di una chiara spiegazione degli eventi, così che possa riconoscere e diffidare di eventuali organizzazioni che si occupano di ”Volontariato Europeo’‘. In questo modo, spero di poter evitare ai giovani un’esperienza orribile all’insegna dell’inganno e dello sfruttamento; sfruttamento di quei propositi di pace e giustizia sociale che li animano nella loro vita e nella loro volontà di distinguersi.
CAPITOLO 1 – La Soffiata
Nel corso dei miei viaggi di necessità ho potuto conoscere molte persone. Addirittura un turco che ascoltava le canzoni del rapper napoletano ”Clementino”. Ho molti amici in tutta europa ed ho girato molti paesi. Non ho mai avuto la possibilità di terminare i miei studi, e mi sono accontentato di una triennale in scienze politiche. Non ho famiglia, e preferisco non averla. Ho svolto molti volontariati, lavorando al contempo come cameriere, lavapiatti e molti altri umili lavori. Ho conosciuto anche persone di un certo calibro ed ho vissuto esperienze ai limiti della realtà. Ho sempre conservato la passione per il giornalismo, e posso dichiarare di aver realizzato elaborati non sottovalutabili.
Perché il Portogallo?
I miei contatti mi avevano parlato di alcune organizzazioni presenti nella città di Porto, seconda città più importante del Portogallo, non molto corrette e poco oneste. In Portogallo, le associazioni e le organizzazioni non governative spopolano, essendo una congiunzione tra l’arretratezza della periferia ed il caos cosmopolita della città. In molte regioni del Portogallo, vi è un’alta concentrazione di povertà e di persone con handicap; handicap dovuti all’esalazione di agente nocivi, derivanti dal lavoro nelle miniere o alle condizione di lavoro disumane.
Il Portogallo, oggigiorno, è paragonabile all’Italia degli anni ’80, con un mercato ed un livello di civiltà segnato profondamente da una consistente divisione civile/culturale. Nelle città, a parte Lisbona, si possono incontrare tranquillamente 50 enni che sputano senza problemi per strada e ragazzine di 14 anni che camminano, allo stesso tempo, mezze nude e con tanto di Iphone. Lo stipendio massimo a cui può aspirare un lavoratore di ultima categoria è 650 euro al mese, proporzionato naturalmente al costo della vita che si mantiene relativamente basso (un caffè costa, in genere, 65 o 50 centesimi). Questo ”gap” è visibile ovunque, tranne che a Lisbona, capitale europea e principale meta turistica del Portogallo.
Le organizzazioni, i fondi ed i Turchi
Di tutto ciò mi aveva colpito principalmente la testimonianza di un giornalista torinese trasferitosi in Porto, che mi aveva raccontato di 2 associazioni dell’area di Gondomar che si occupavano di ”importare” principalmente volontari turchi. Queste associazioni accettavano l’invio di persone di tale nazionalità senza avallare un minimo controllo od una previa intervista. Cosa inaccettabile ed illegale stando al modus operandi ”teorico” dello SVE. I ragazzi che giungevano erano per lo più fanatici religiosi e persone prive di ogni cognizione di civiltà, pulizia ed integrazione. Le associazioni, quando capitavano volontari di altre nazioni, costringevano quest’ultimi a vivere in condizioni di vita indicibili, ricattandoli e sfruttandoli, pena l’espulsione dal progetto. Ho conosciuto direttamente molte ragazze vittime di minacce di morte da parte di ragazzi turchi che hanno riferito di ciò alle loro ”tutor”. Queste, di risposta, avrebbero intimato loro di non lamentarsi, pena l’accusa di razzismo o xenofobia, e di lasciar perdere, altrimenti l’avrebbero cacciate dai progetti in corso. Una volta capitò ad un mio conoscente di essere accusato quasi di violenza sessuale, poiché la ragazza turca che era sua coinquilina, in una scatto di pazzia, lo attaccò senza motivo poiché delusa dal mal funzionamento della wi-fi che non le permetteva di caricare le foto del suo viaggio su instagram.
Anche il sottoscritto è stato vittima di un simile ricatto, ma da parte dell’associazione ed in misura leggermente diversa. A differenza delle ragazze minacciate o delle accuse di maschilismo, ho preferito intrattenere una relazione amorosa con la mia tutor raccogliendo prove scritte e certificate di una voluta mancanza di professionalità e di voluta non risoluzione di indicibili problematiche. L’accusa più fantasiosa che mi è stata fatta, in questo contesto, dopo che ho girato mezza Europa ed ho stretto amicizie con le più disparate nazionalità, è stata di xenofobia. E chi ha condiviso con me questa esperienza, sta ancora ridendo.
Perché la Turchia?
Ripeto. Ho amici turchi e amiche turche che amo alla follia. Il mio miglior amico turco lo chiamo ‘‘fratello”. Quest’ultimo è un fan di Toto Cotugno, del Padrino e di Clementino. Nonché di Raffaella Carrà. Non faccio di tutta l’erba un fascio, ma la casistica, la probabilità, è scienza. E negare l’evidenza è prerogativa degli idioti.
La Turchia di Erdogan volutamente non vuole entrare in Europa. L’accettazione della Turchia nell’Unione Europea danneggerebbe i piani di ”islamizzazione” della nazione nonché la costituzione di una cultura ottomana 2.0.
Erdogan, con la sua politica ”quasi europea”, si ”ripulisce” in tal modo della borghesia europeista e liberale presente in Turchia. Con tale stratagemma, i figli degli imprenditori liberal europei di origine turca, o i gruppi di omosessuali appartenenti alle gerarchie occidentali dello spettacolo, assieme ai cittadini di doppia cittadinanza, accettano ed intraprendono l’opportunità di formarsi e studiare in Europa in cambio di una pacifica convivenza nel territorio di casa(come direbbe il leggendario presidente turco Ataturk ”Pace in patria, pace nel mondo”). In poche parole, per evitare un conflitto interno in un periodo delicato di trasformazione, si è giunti, a larghe intese, ad una via d’uscita che comprende la possibilità di poter andare all’estero e trasferirsi senza provocare conseguenza, instabilità e disordini in nazione.Dati i presupposti, non sono rari casi di fanatici religiosi privi di controllo, o con reati pendenti, di figli di aristocratici formati a prototipo di Mtv, di omosessuali in cerca di avventure o di ragazze che vogliono aggiornare solamente il proprio profilo Instagram. Questa tipologie di prevaricatori sociali, di borghesi in rotta di collisione politica con il Governo di Erdogan, partendo danneggiano il fine intrinseco del volontariato e del sovvenzionamento, contando sull’avarizia di alcune associazioni e sul parassitismo dei loro dirigenti. Questa classe di persone potrebbe benissimo lasciare il paese ed andare in college inglesi a studiare, ma preferisce la scappatoia ”europea” per esercitare un costante gioco forza nella vita della loro nazione ed accaparrarsi la possibilità di farsi una vacanza praticamente a costo zero(a danno, naturalmente, del livello di qualità complessivo). Riprova di quanto detto, è che la Turchia, paese fondamentalmente meno sviluppato dei principali stati europei, spende maggior denaro rispetto a quest’ultimi per ”finanziare”(spedire all’estero) tale tipologia di persone. Cosa illogica se pensiamo al perenne tira e mola in corso tra Turchia ed Europa per l’accettazione della sua entrata nello spazio comune.
Le testimonianze

Avendo molte amicizie in Turchia, conosco bene le sue dinamiche interne. Nessun povero ragazzo di famiglia umile ha la possibilità di partire, ma solo gli appartenenti alla medio alta borghesia ottomana di stampo europeista e liberala. Quella classe che può permettersi una Visa e numerose alte comodità d’accesso impossibili per il cittadino medio che vive di sostentamento o che è in balia della disoccupazione(provate a lasciare la Turchia se siete poveri o ad iscrivervi all’università. E’ impossibile). La Turchia reprime solo i poveri, non i ricchi. Gli omosessuali non vengono tutti perseguiti, poiché molti turchi ed anche musulmani si registrano senza nessun problema su facebook, caricando foto di eventi gay e di baci tra uomini. La repressione avviene solo in base alla condizione economica del povero disgraziato. E non è un caso che, un paese ”povero” come la Turchia, spenda in tali sovvenzionamenti di più rispetto a paesi quali Spagna, Italia e Francia. Paesi che dovrebbero avere più interessi e più disponibilità in tal senso, nel formare una classe dirigente ”europea”.
Nessuno dei miei amici appoggia Erdogan, tanto meno chi vi scrive. Tuttavia, la conoscenza dei meccanismi all’origine di talune problematiche è cosa ben diversa dall’approfittarsi di siffatte situazioni. Il parassitismo, ripeto, nascosto da volontariato è ignobile e merita giusta attenzione. Per questo, e per altri ragioni, ho deciso di cogliere la palla al balzo e di partire.
La chiamata
Prima di partire, è obbligatorio svolgere un ”colloquio” skype con la rappresentante dell’organizzazione di invio e, al contempo, con quella dell’organizzazione d’arrivo. Il colloquio è una mera formalità, poiché i candidati vengono scelti, come mi confesserà la mia futura ragazza/mentor, in base al curriculum o tramite amicizie, in caso di mancanza di candidati.
Se vi è un solo candidato, e il tempo di scadenza è prossimo, naturalmente l’unico candidato diventerà automaticamente anche volontario. A mali estremi, si sceglie ciò che si può, anche persone incandidabili (tanto, chissenefrega?).
Il mio colloquio fu l’ultimo di una serie di tre: una ragazza, un ragazzo ed io. I primi due candidati si dimostrarono poco convinti e rinunciarono presto al progetto. Di conseguenza, accettarono me, anche per via del Cv e delle esperienze. Il colloquio a tre si svolse con ”Tuffì” e ”Nina” (nomi di fantasia), la prima mia referente portoghese, la seconda, invece, italiana. Le parole di Tuffì furono ”per qualsiasi cosa, mi raccomando: sincerità e onestà. Se vi sono problemi, parlatemi”. Al ché io risposi ”perché, quanti problemi avete avuto in passato?”. Nessuna risposta. L’evitare sempre e comunque la verità sarà una costante della mia futura ragazza, che arriverà addirittura a piangere ma non a confessare la propria impotenza di fronte i ricatti impliciti ai quali era sottoposta.

Dopo il positivo colloquio(forzosamente positivo), si stabilì il viaggio. Compro il biglietto, parto e arrivo a Porto. Ad attendermi vi era ”Pedro”, un giovane ragazzo siciliano di 25 anni, bisessuale con tendenze più omo, un amico con cui ho condiviso tante esperienze(niente di quello che pensate), anche negative, in questi avventurosi due mesi. Pedro può confermare in qualsiasi momento le mie accuse, ma al momento preferisco omettere, come in precedenza, il nome del personaggio, per tutelare la sua identità ed il suo reale orientamento sessuale.
Invierò, comunque, al momento giusto, i nominatavi delle persone dell’associazione ai relativi uffici di competenza, meditando se pubblicare il tutto alla fine della mia serie di articoli, per denunciare le critiche inottemperanze.

Le prime inottemperanze
Io e Pedro, nei giorni a seguire, iniziamo subito a parlare del volontariato e si meraviglia di come io fossi arrivato lì senza aver ancora firmato l’ ”agreement”, il contratto con il quale il volontario si impegna a prestare servizio presso l’associazione. Per il primo mese, sono stato in ‘‘nero”, per così dire, violando ogni regola del volontariato europeo, addirittura senza copertura assicurativa obbligatoria e registrazione presso il sito del volontariato europeo(tuttora inesistenti).Tecnicamente, la mia esperienza è stata nulla: uno SVE completamento invalido da un punto di vista legislativo. ”Sincerità e onestà” furono le parole di ”Tuffì”. Parole di cui si dimostrerà non conoscere affatto il significato. L’agreement giunse solo dopo un mese, poiché la mia tutor rimandava la competenza alla mia responsabile nazionale, e viceversa, che al tempo si trovava in Africa e non era reperibile.
Il colpo di fulmine
Appena giunto nell’associazione della regione di Gondomar (regione che ospita un paio di associazioni di volontariato), mi reco a destinazione. Ed ecco spuntare Tuffì.
Mi presento e, istintivamente, le metto una mano in testa, sui suoi lunghi capelli, e guardandola negli occhi le dico :”Però, sei alta”. Eh lei, guardandomi stranita, risponde ”Eh?”. 

  • Eres alta
  • Ahh!

Ed da lì inizia il nostro strano rapporto.

Il ”lavoro” in associazione era pressoché inesistente. Dovevamo recarci lì alle 9 e mezza di mattina, non far nulla fino a pranzo e poi dover partecipare a strane danze, canti folkloristici e lezioni di yoga assieme ai ragazzi disabili. Un lavoro inutile poiché non svolgevamo attività per i disabili, ma le stesse dei disabili. Dopo 5 giorni, dichiaro il mio malcontento e l’intenzione di volermene andare. ”Majin bu”, nome di fantasia di un personaggio obeso di Dragon Ball, capo indiscusso dell’associazione, mi parla e mi invita a proporre delle iniziative, dice che nella prima settimana era normale non ambientarsi e sentirsi fuori luogo, che avrei potuto intraprendere altre attività molto più stimolanti e con altri partner dell’associazione. Il teatrino era, in effetti, una disumana bugia, poiché era successo anche a Pedro di sentire la stessa cantilena ( che da due mesi si era annoiato a morte nel vedere la propria condizione non migliorare affatto all’interno dell’associazione).
”E’ la prima volta che…”
Messaggi, sguardi, flirt. La tutor avrebbe dovuto assumere un atteggiamento rispettoso e distaccato nei confronti dei volontari per evitare conflitti di interesse. Ma non è andata così. Col tempo, lavoro e vita privata si sono mischiati e sono usciti a galla i ricatti, i timori ed i giochi sporchi dell’associazione che ha preferito, e preferisce, ingannare volontari e lavoratori, e solo teoricamente occuparsi del ”sociale”. Col tempo, e l’interesse che mi suscitava Tuffì, ho approcciato intimamente con la sua persona. Iniziamo uno scambio di messaggi, di confessioni, ed un lungo flirt che culmina in un rapporto non ben definito, all’inizio tenuto nascosto e poi confessato per via della palese relazione. ”E’ la prima volta che mischio lavoro e vita privata” ebbe a dirmi. Ma era anche la mia prima volta, la prima volta che dovevo raccogliere informazioni e testimonianze commettendo un qualcosa di tanto deplorevole. Fare la spia non mi è mai piaciuto, ma in compenso mi sono sempre piaciute le donne. Non sono stato del tutto sincero con lei, e sono abituato a rispettare sempre e comunque il gentil sesso. Ma, in questo caso, a questa situazione preferisco la mia etica professionale e la verità. I giochi sporchi, i teatrini, che utilizzano falsamente una definizione nobile quale quella del ”volontariato”, è un qualche cosa che va sempre, e dico sempre, denunciato.Il racconto continuerà con tante altre interessanti sorprese alla prossima puntata. Sperando di aver attirato la vostra attenzione, vi saluto.

Cresciuto tra racconti di Partigiani, con un nome che non lo rappresenta, si ritrova a scrivere per amor dell’informazione. Amante dei film d’animazione di Miyazaki, attende l’arrivo di Capitan Harlock e della sua anarchia.

Un caro saluto